Presentati i dati 2025 dell'Osservatorio "Giovani e Futuro"
Presentata l’edizione 2025 dell’Osservatorio “Giovani e Futuro”: si conferma l’immagine di adolescenti fiduciosi nel futuro che, tuttavia, faticano a riconoscere negli adulti figure di riferimento credibili e autorevoli.
Emerge un quadro di inaspettato ottimismo e speranza dal secondo rapporto dell’Osservatorio nazionale permanente “Giovani e Futuro”, promosso dalla Fondazione ENGIM e curato dal prof. Daniele Marini di Community Research & Analysis. La ricerca è stata illustrata oggi presso la Sala degli Atti Parlamentari del Senato, in un dibattito che ha visto coinvolti il Vice Presidente CEI mons. Erio Castelluci, padre Antonio Teodoro Lucente e Marco Muzzarelli (rispettivamente Presidente e Direttore nazionale ENGIM) e il sociologo Daniele Marini, su invito del senatore Graziano Delrio. La Vice Ministra Maria Teresa Bellucci ha fatto pervenire il suo saluto in sala, mentre Andrea Simoncini del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha inviato un video intervento.
I dati dell'edizione 2025 sono la conferma di un mutamento silenzioso ma profondo: il lavoro non è più il centro dell’identità personale, ma entra a far parte di un sistema di valori più ampio, in cui benessere, libertà e sostenibilità assumono un ruolo sempre più importante. I giovani sembrano orientati verso una visione della vita più equilibrata e integrata, nella quale il lavoro resta significativo ma non totalizzante, e si inserisce in un progetto esistenziale più ampio.
In questa seconda edizione dell’Osservatorio nazionale permanente “Giovani e Futuro”, emerge anche la volontà di ritrovare negli adulti che oggi sembrano “sbiaditi” nel loro ruolo, veri “mentor”.
Dal dibattito moderato dalla giornalista RAI Enrica Majo, è emerso chiaro il messaggio dell’indagine: è necessaria una ridefinizione del sistema di valori delle nuove generazioni. Secondo l’indagine, infatti, i giovani risultano più orientati a un equilibrio tra dimensione personale, relazionale e professionale che a una gerarchia rigida di priorità. Il lavoro mantiene un ruolo centrale, ma viene interpretato soprattutto come strumento di autorealizzazione e qualità della vita, più che come mera garanzia di stabilità. Nonostante un contesto globale complesso e incerto, i giovani mantengono comunque uno sguardo prevalentemente ottimista verso il futuro, percepito come ricco di opportunità. Parallelamente, si evidenzia una forte richiesta di figure adulte credibili e autorevoli, dei mentor, capaci di svolgere un ruolo di orientamento e accompagnamento nei percorsi di crescita e inserimento nel mondo del lavoro.
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REPORT DATI 2025 | Leggi il report sintetico dei dati “GIOVANI e FUTURO. Il futuro è il presente”
A maggio 2025, allieve e allievi delle scuole superiori hanno avuto la possibilità di compilare un questionario online volto a scattare una fotografia delle loro aspettative e prospettive future, del valore attribuito alla formazione e alla realizzazione professionale, e dei principi e valori ritenuti fondamentali nella propria vita. La ricerca, progettata e realizzata dalla divisione Research & Analysis di Community (CR&A), ha coinvolto un campione complessivo che ammonta a circa 4500 giovani, di cui 3.874 allievi ENGIM (formazione professionale) ai quali si sono aggiunti 634 allievi, allieve e partecipanti di altre regioni appartenenti ai seguenti enti e organizzazioni associative: CIOFS-FP, CONFAP, AECA, GiOC, SSD San Paolo Ostiense, Don Bosco Crocetta SSDARL e scuole paritarie della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo.
I dati sono presentati nel volume “Il futuro è il presente”, edito da Guerini e Associati, a cura di Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&Analysis, con i contributi di Irene Lovato Menin, del Presidente ENGIM padre Antonio Teodoro Lucente e del Direttore nazionale ENGIM Marco Muzzarelli.
La gerarchia dei valori
L’Osservatorio “Giovani e Futuro” ha scelto una strada particolare per raccontare il punto di vista delle nuove generazioni: tra le domande proposte a maggio 2025, alcune ripropongono gli stessi quesiti di un’analoga ricerca condotta nel 1987, tracciando un parallelo sui risultati. Al centro, la «gerarchia» dei valori di riferimento e il loro peso: quasi quarant’anni fa, l’82,9% dei giovani metteva al primo posto la famiglia, seguita poi dal lavoro (66,6%) e dagli amici (60,9%). Con uno stacco più ampio figuravano anche il tempo libero (44,2%), il farsi una cultura (32,2%) e fare sport (32,2%). Oggi il panorama è decisamente diverso: il podio presenta distanze molto ravvicinate ed è composto da famiglia (65,9%), salute (63,4%) e tempo libero (57,1%), mentre a più breve distanza seguono con meno distacco, la cultura (45,2%), gli amici (42,9%) e il lavoro (40,5%). Il lavoro è sceso dal 2° al 6° posto, ma più in generale c’è meno distanza tra le singole risposte o tra gruppi di risposte. Cosa significa? Se per le generazioni precedenti i valori erano una gerarchia, con solo tre elementi davvero importanti e altri in misura minore, oggi l’insieme dei valori è diventato un puzzle, composto cioè da pezzi che si devono combinare tra loro. Il lavoro resta rilevante, ma nella misura in cui si riesce a coniugarlo con la famiglia, il tempo libero e altri impegni.
Il lavoro come autorealizzazione, non solo garanzia
Secondo i dati emersi, il lavoro ha perso quell'aura di "sacralità" o di mera "stabilità sociale" che lo ha caratterizzato in passato. Per il 53% degli adolescenti intervistati, l’occupazione è vista innanzitutto come uno strumento per la realizzazione dei propri percorsi di carriera e per la messa a frutto dei propri talenti. Questa spinta verso la valorizzazione soggettiva tende però ad attenuarsi con l'età: tra i giovani con più di 18 anni, la percentuale di chi cerca nel lavoro stabilità e garanzia sale al 64%.
Dalla ricerca emerge inoltre che, sebbene il salario resti importante, non è più l'unico fattore dirimente nella scelta di un impiego: se un tempo vigeva il detto “il tempo è denaro”, oggi per i giovani “il denaro è il tempo".
Gli studi ci raccontano tre mappe di valori per i giovani: la qualità del lavoro percepito, e dunque la comprensione delle possibilità di crescita e la presenza di benefit e welfare; l’idea dell’impresa come comunità, quindi con buone relazioni e la partecipazione agli obiettivi; i contesti lavorativi flessibili negli orari, il fatto che l’impiego sia vicino a casa, oppure si valuta la disponibilità ad andare direttamente all’estero.
Uno sguardo ottimista nonostante l'incertezza
Nonostante un presente segnato da sfide globali come l'intelligenza artificiale e le tensioni geopolitiche, la speranza rimane l'architrave del sentire giovanile. Il 57,5% degli intervistati immagina un futuro migliore e il 54,6% lo vede carico di opportunità.
Affrontato con questo ottimismo, il lavoro non è un'ancora che serve a tenere ferma la nave nel porto della sicurezza, ma è diventato piuttosto una vela spiegata: uno strumento dinamico che permette di catturare il vento dei propri talenti per navigare verso la propria realizzazione personale, accettando anche il brivido dell'incertezza del mare aperto.
Il bisogno di "mentor"
Un dato significativo riguarda il rapporto con il mondo degli adulti. Sebbene il 51,9% del campione dialoghi con gli adulti, spesso la comunicazione risulta inefficace o priva di spiegazioni adeguate sulle regole proposte. Le nuove generazioni esprimono un forte bisogno di "mentor, maestri degni di questo nome", guide capaci di adattare i saperi tradizionali alle mutevoli istanze di un futuro plasmato dall'incertezza. La figura degli adulti oggi appare sbiadita, non riconoscibile, in difficoltà anch’essa nella relazione con i giovani. E se la figura di riferimento oggi è la madre, con il rischio di riproporre, in ambito lavorativo, la segregazione settoriale e la difficoltà a sfondare il tetto di cristallo, il rovescio della medaglia è la scomparsa dei padri: quelli di un tempo erano autorevoli e autoritari, quelli di oggi rischiano di essere evanescenti.
