San Giuseppe, con il suo stile di vita e le sue scelte, ci offre un metodo chiaro e concreto per affrontare le sfide della vita. Non un metodo teorico o astratto, ma profondamente radicato nella realtà quotidiana, fatto di atteggiamenti e azioni che possono guidarci nelle difficoltà, nelle responsabilità e nelle scelte educative e sociali. Possiamo riassumerlo in cinque passaggi fondamentali, che emergono dalla sua esperienza e che trovano un forte legame con la Patris Corde di Papa Francesco.

1. ASCOLTARE: il discernimento nel silenzio
San Giuseppe non parla nei Vangeli, ma ascolta. Ascolta Dio nei sogni, ascolta la realtà intorno a lui, ascolta il bisogno della sua famiglia. Il primo passo del suo metodo è il discernimento nel silenzio, che non significa passività, ma capacità di cogliere la verità delle situazioni prima di agire.
Cosa ci insegna oggi? Viviamo in un mondo frenetico, dove spesso si reagisce d’impulso, senza fermarsi a comprendere davvero ciò che sta accadendo. Giuseppe ci insegna a non avere paura del silenzio, perché è lì che maturano le decisioni giuste. Nel campo educativo e sociale, questo significa imparare ad ascoltare davvero i giovani, i lavoratori, le famiglie, per rispondere ai loro bisogni reali, non solo con soluzioni tecniche, ma con scelte che abbiano un’anima.

2. DECIDERE: la responsabilità dell’azione
Dopo aver ascoltato, Giuseppe decide. Non rimanda, non si lascia paralizzare dai dubbi. Quando l’angelo gli dice di prendere con sé Maria, lo fa. Quando gli viene chiesto di fuggire in Egitto, parte senza esitazioni. Le sue scelte sono rapide, ma non impulsive: sono frutto di un cuore saldo e di una mente libera dalla paura.
Cosa ci insegna oggi? In un’epoca di incertezze e di crisi, è facile restare immobili, aspettare che altri decidano per noi. Giuseppe ci insegna che la responsabilità personale è la chiave per il cambiamento. Nell’educazione, nel lavoro, nella vita sociale, questo significa assumersi il compito di costruire risposte concrete, senza attendere che siano sempre altri a farlo.

3. LAVORARE: la dignità dell’impegno quotidiano
Il metodo di Giuseppe è fatto di mani che lavorano. Lui non cerca scorciatoie, non si affida a privilegi o favoritismi. Il suo mestiere è la sua sicurezza, il suo modo di prendersi cura della famiglia, di inserirsi nella società, di servire gli altri.
Cosa ci insegna oggi? Il valore del lavoro oggi è minacciato da precariato, sfruttamento, perdita del senso della fatica. Giuseppe ci insegna che il lavoro, qualunque esso sia, è via di dignità e di costruzione del futuro. Questo vale per ogni lavoratore, ma anche per chi si occupa di formazione: educare al lavoro significa educare a vivere con responsabilità e speranza.

4. CUSTODIRE: la cura delle persone e delle relazioni
Giuseppe è il grande custode: di Gesù, di Maria, della famiglia, della comunità. Il suo metodo non è individualista, ma relazionale: non pensa solo a sé stesso, ma si prende cura degli altri, senza protagonismi.
Cosa ci insegna oggi? Nella società attuale, dominata dall’individualismo, dalla competizione e dall’indifferenza, Giuseppe ci invita a riscoprire la dimensione della cura. Il metodo educativo e sociale che possiamo trarre da lui è un metodo di accompagnamento, di vicinanza, di tutela dei più fragili. Nel Ne perdantur, questo significa non lasciare indietro nessuno, soprattutto chi è più in difficoltà nel mondo del lavoro, nella scuola, nella vita familiare.

5. SPERARE: alzare lo sguardo e affidarsi a Dio
Infine, il metodo di Giuseppe è fondato su una speranza concreta. Lui non è un uomo che sogna a occhi chiusi, ma che crede nel futuro e lo costruisce con fiducia. Il suo nome significa Dio aggiungerà, e lui vive con questa certezza: la vita non si esaurisce nella fatica, ma Dio è sempre all’opera.
Cosa ci insegna oggi? In un tempo segnato da crisi e paura, Giuseppe ci chiede di alzare lo sguardo, di non lasciarci schiacciare dalla logica del fallimento. Sperare non è un’illusione, ma la forza che permette di continuare a lavorare, a educare, a costruire, anche quando tutto sembra difficile. Nel nostro impegno formativo e sociale, significa dare ai giovani e ai lavoratori non solo strumenti tecnici, ma anche motivazioni profonde, visioni che vadano oltre il presente, prospettive di futuro.

Il metodo di Giuseppe per il nostro tempo

San Giuseppe ci consegna un metodo chiaro, fatto di ascolto, decisione, lavoro, cura e speranza. È un modello educativo, formativo e sociale di straordinaria attualità. Per chi opera nel mondo del lavoro, della formazione professionale, dell’educazione, il suo esempio è un richiamo forte a non lasciare indietro nessuno, a costruire una società più giusta, a formare persone che sappiano affrontare la vita con coraggio e dignità.

Possiamo chiamarlo il “Metodo di Giuseppe”, un metodo che non offre soluzioni facili, ma indica un percorso concreto per chi vuole affrontare le difficoltà con giustizia, fede e amore.

 

padre Antonio Teodoro Lucente
Presidente ENGIM