Buona festa di San Leonardo Murialdo

In occasione della festa di San Leonardo Murialdo desidero rivolgere un augurio sincero a tutti gli operatori di ENGIM.

Ci sono cose che ci fanno dire ancora, invece che basta.

Ed è forse proprio questo il cuore del carisma murialdino: non arrendersi davanti alla fatica educativa, non consegnare i giovani alla rassegnazione, non abituarsi alle disuguaglianze, non lasciare che la stanchezza diventi indifferenza.

Ancora fiducia nei giovani, ancora educazione, ancora dignità del lavoro, ancora comunità, ancora ascolto, ancora passione educativa, ancora Ne perdantur: che nessuno vada perduto.

Murialdo non ci consegna semplicemente una memoria da celebrare, ma una responsabilità da abitare. Ci ricorda che educare significa custodire vite, possibilità, speranze, significa stare dentro la storia con occhi aperti, cuore libero e mani operose.

Di fronte alla povertà crescente, alle disuguaglianze, alla crisi ambientale, alle guerre, allo sfruttamento del lavoro, alla cultura dello scarto, non basta “andare dove vanno tutti”. La sostenibilità sociale, educativa ed umana richiede spesso il coraggio di andare controcorrente rispetto ai modelli dominanti di consumo, di potere e di sviluppo.

Siamo chiamati a scegliere la giustizia invece dell’indifferenza, la pace invece della logica del conflitto, la cooperazione invece della competizione assoluta, la tutela del creato invece dello sfruttamento senza limite, il bene comune invece del vantaggio individuale.

Questa scelta non avviene fuori dalla realtà, ma dentro sistemi sociali, economici ed educativi già organizzati, dentro istituzioni, scuole, organizzazioni e comunità. Cambiare direzione significa assumersi il rischio di essere visibili dentro una cultura che tende all’uniformità e all’adattamento passivo.

Ed è forse qui una delle grandi sfide educative del nostro tempo: formare persone capaci di pensiero critico e di responsabilità collettiva, persone che non abbiano paura di essere “diverse” quando la direzione comune conduce verso modelli disumani o insostenibili.

Dentro questo orizzonte occorre anche avere il coraggio di comprendere fino in fondo che ENGIM non è una parrocchia e non è un oratorio. È una organizzazione che si occupa di formazione professionale e di cooperazione internazionale nel mondo, dentro il solco della Dottrina Sociale della Chiesa e profondamente legata alla pastorale sociale, immersa in territori sempre più complessi, attraversati da fragilità educative, trasformazioni economiche, precarietà lavorativa e nuove povertà culturali e sociali.

Per questo ENGIM non può accettare riduzionismi o semplificazioni, tanto meno quelle tipiche del nostro tempo, che tendono a trasformare tutto in gestione amministrativa, consenso immediato o adattamento passivo alle logiche dominanti. La nostra non è una risposta generica alle emergenze educative e sociali, ma una presenza che vuole restare profetica, innovativa e radicale.

Profetica, perché prova a leggere i segni del tempo senza smettere di stare dalla parte degli ultimi e dei giovani lavoratori. Innovativa, perché dentro un mondo del lavoro che cambia continuamente è chiamata a costruire strumenti educativi nuovi, alleanze territoriali, processi formativi capaci di generare dignità e futuro. Radicale, perché continua ad affermare, contro ogni cultura dello scarto, che ogni giovane vale infinitamente più della produttività che genera e resta, come ci ricorda la vita del Murialdo, più prezioso dell’oro della terra.

Ed è proprio qui che il Ne perdantur smette di essere uno slogan spirituale e diventa criterio concreto di organizzazione, di governance, di educazione e di presenza sociale: fare in modo che nessuno venga lasciato indietro, escluso, invisibile o perduto dentro le contraddizioni del nostro tempo.

Per questo gli strumenti educativi e pastorali che ENGIM utilizza sono necessariamente diversi, diversi nelle modalità, nei linguaggi, nei processi formativi, nelle alleanze territoriali e perfino nelle forme dell’evangelizzazione del mondo del lavoro. Ma ciò che non cambia è l’intenzionalità profonda che attraversa ogni scelta educativa: Continuare a credere che ogni giovane lavoratore sia più prezioso dell’oro della terra significa non omologarlo, non ridurlo a numero, funzione o semplice produttività, ma coglierlo nella sua unicità, nella sua dignità irripetibile, nella sua capacità di trasformare il mondo attraverso il lavoro.

Perché il lavoro non è soltanto uno strumento economico, ma una dimensione profondamente umana e sociale, attraverso cui la persona costruisce sé stessa, partecipa alla vita collettiva, genera relazioni, responsabilità e futuro. Per questo educare un giovane lavoratore significa aiutarlo a riconoscere il valore della propria presenza nella storia, la forza delle proprie competenze, la responsabilità delle proprie scelte, senza lasciarlo schiacciare dalle logiche impersonali della prestazione o del consumo umano.

Ed è qui che il Ne perdantur continua a diventare scelta concreta: custodire ogni giovane nella sua peculiarità, accompagnarlo perché possa esprimere pienamente il proprio talento, la propria coscienza e la propria capacità di rendere il mondo più umano, più giusto e più solidale attraverso il lavoro.

È qui che il carisma del Ne perdantur continua a diventare storia concreta, non una spiritualità astratta, ma una presenza educativa capace di stare accanto ai giovani dentro le contraddizioni reali del nostro tempo, aiutandoli a costruire dignità, coscienza, competenze, libertà e futuro.

Per questo il cristianesimo autentico non può limitarsi a benedire il mondo così com’è. Deve avere il coraggio profetico di attraversarlo criticamente, scegliendo continuamente da che parte stare.

In fondo il Ne perdantur va esattamente in questa direzione: non lasciare che qualcuno venga trascinato via dalla corrente dell’indifferenza, dello scarto e della rassegnazione. Perché il Vangelo non educa alla conformità, educa alla responsabilità.

Per questo il vostro lavoro quotidiano ha un valore grande. Nelle aule, nei laboratori, nei colloqui, nelle difficoltà educative e nelle sfide organizzative, voi continuate a scegliere l’“ancora” invece del “basta”.

Grazie per ciò che siete e per ciò che costruite ogni giorno. In un tempo che rischia di abituarsi allo scarto, il vostro impegno resta un segno concreto di speranza sociale ed evangelica.

San Leonardo Murialdo accompagni il cammino di ciascuno di voi e custodisca ENGIM nella fedeltà al suo carisma più autentico: stare dalla parte dei giovani, sempre.

18 maggio 26 - Buona festa di San Leonardo Murialdo!