La Chiesa torinese è in lutto per la morte di don Paolo Gariglio. Sacerdote della periferia sud di Torino, per lunghi anni parroco a Nichelino, don Paolo è stato un riferimento autentico per migliaia di giovani che in lui hanno trovato una guida credibile, libera, capace di ascolto e di visione.
Il suo ministero non si è mai limitato alla gestione dell’esistente. Ha saputo generare comunità, aprire strade, leggere i segni dei tempi con intelligenza pastorale e audacia evangelica. È stato un prete che non ha avuto paura di cominciare dal poco, di abitare le periferie come luogo teologico, di scommettere sulle persone prima ancora che sulle strutture.
Alla fine degli anni Cinquanta seppe dare forma a un’intuizione allora considerata rivoluzionaria: la «pastorale volante». Un’idea nata dal rifiuto di lasciare qualcuno isolato, dal desiderio di superare confini geografici e mentali, di portare il Vangelo là dove l’accesso era più difficile.
«Mi ero messo in testa di insegnare ai missionari a volare – raccontò – così da permettere viaggi più rapidi nei luoghi più remoti e isolati del pianeta, dall’Africa all’Amazzonia». Non un gesto eccentrico, ma una visione profetica: usare ogni mezzo possibile perché la missione non fosse mai bloccata dalla distanza.
Questo stesso spirito ha segnato in profondità il suo servizio a Nichelino. Da un prato e da una baracca, che divenne chiesa, prese avvio l’esperienza che portò all’apertura del primo CFP ENGIM di Nichelino e alla nascita della parrocchia di San Luca. Un intreccio concreto tra fede, territorio e vita quotidiana, mentre il quartiere di via Roveda cresceva e prendeva forma.
Poi venne la chiesa attuale, segno di radicamento e continuità.
Poi la scuola professionale, scelta educativa forte, orientata ai giovani e al loro futuro.
Poi i campi estivi in Valle Stretta e a Chateau, luoghi di formazione umana e comunitaria, dove si imparava a stare insieme, a condividere, a crescere.
Anche il nostro Campo Nazionale parte e trae ispirazione da quella esperienza in Valle Stretta. Di quei giorni conservo gelosamente un incontro con don Paolo, vissuto insieme a Paolo Daghero: una memoria preziosa, che continua a orientare il nostro cammino.
Don Paolo ha costruito tutto questo condividendo ciò che aveva: il tempo, le energie, la passione per il volo e, soprattutto, una fede grande, concreta, mai separata dalla realtà. Una fede capace di generare opere, legami, responsabilità.
Oggi i frutti sono visibili. Non solo nelle strutture, ma soprattutto nelle persone. In chi ha trovato una possibilità, in chi ha imparato a credere in se stesso perché qualcuno, prima, ha creduto in lui.
A don Paolo siamo profondamente riconoscenti per lo spirito aperto e profetico con cui ha saputo parlare ai giovani e incontrarli davvero, senza paura e senza paternalismi.
Ha seminato molto.
Ha seminato bene.
E ciò che continua a crescere porta ancora il segno del suo sguardo lungo, capace di tenere insieme radici profonde e il coraggio di prendere il volo.
Grazie don Paolo Gariglio.
Per aver creduto quando c’era solo un prato.
Per aver costruito comunità partendo da una baracca.
Per aver scommesso sui giovani senza condizioni.
Grazie per uno sguardo lungo, capace di tenere insieme terra e cielo.
Per una fede concreta, mai separata dalla vita.
Per il coraggio di aprire strade nuove, anche quando sembravano impossibili.
Hai seminato bene.
I frutti parlano ancora.
E continuano a crescere.
padre Antonio Teodoro Lucente
Presidente ENGIM